Il Gruppo Padano di Piadena

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     Racagn, burattinaio di Piadena

(Attilio Arcagni, burattinaio di Piadena)


Racagn, burattinaio di Piadena

 

Indice

1- Nota
2- Intervista a Lucia, moglie di Arcagni Attilio (Racagn)
3- Intervista a Breda Rosa, figliastra di Arcagni Attilio
4- "La mucca venduta a tre" ( farsa)
5- "I debiti di Sandrone" (farsa)
6- "Sandrone al pascolo con la capretta" (farsa)
7- Notizie su alcune storie che rappresentava il burattinaio Arcagni (intervista a Rosa

Appendice:
Elenco dei quaderni pubblicati dalla Biblioteca Popolare e dal Gruppo Padano di Piadena

Foto inserite nel quaderno:
- Arcagni Attilio e la moglie Lucia, acrobati al Circo
- I burattini costruiti da Arcagni in Grecia
- Il teatro dei burattini di Arcagni con pubblico
- Scene di burattini animati da Arcagni durante una rappresentazione
- Arcagni Attilio prestigiatore


Nota
Il Gruppo Padano si occupa di teatro dei burattini dal 1972, anno in cui ha raccolto testi di burattinai della zona. Sull'argomento ha pubblicato, nel 1972, un quaderno dal titolo "Sandrone, Re dei mammalucchi" , una commedia per burattini rappresentata da Umberto Brunelli.
Su Brunelli, costruttore di burattini, il Gruppo Padano ha anche curato un film a passo ridotto.
A partire dal 1973 il Gruppo ha anche allestito spettacolo di canti e burattini con i quali ha rappresentato storie tratte dalla tradizione popolare (Masino e la barba del Conte) e storie ambientate nella realtà di oggi (Strabomba, Nicanor, Le fatiche di Ercolino).
Questo quaderno ricorda l'attività svolta da un burattinaio di Piadena, Arcagni Attilio detto "Racagn".
Fu un personaggio molto conosciuto nella zona per i suoi spettacoli di burattini e per i giochi di prestigio.
Da giovane, con la famiglia, fece parte di un Circo in cui si esibiva in esercizi acrobatici.
I dati raccolti sulla sua vita sono stati tratti da interviste alla moglie e a Rosa, sua figliastra e aiutante nella baracca dei burattinio. Esiste anche una registrazione dfi "Racagn" che recita con i burattini, poco prima di morire, quando ormai la malattia gli impediva di parlare a lungo.
La ricostruzione delle storie che egli rappresentava è stata fatta da Rosa, che ha cercato di ricordarne fedelmente i dialoghi.
Il quaderno su "Racagn" vuole anche essere un contributo del Gruppo Padano alla attività della "Scuola Laboratorio per la costruzione e l'animazione dei burattini e delle marionette", gestita dal Comune di Piadena, alla quale il nostro Gruppo collabora. In detta scuola, oltre ad imparare le tecniche di animazione e l'allestimento di spettacoli di burattini, è infatti previsto anche lo studio delle tradizioni popolari della zona.

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Da una intervista a nonna Lucia, moglie del defunto burattinaio Arrrilio Arcagni, fatta dalla nipote Erica Pizzoni, figlia di Rosa Breda, nel 1978)

Quando ci siamo sposati
Quando ci siamo sposati lui faceva il burattinaio.
I burattini erano la sua passione. L'aveva nel sangue. Aveva imparato dal burattinaio Sarzi, a tredici anni. E' andato con Sarzi per quattro o cinque anni. Poi a diciott'anni ha cominciato a fare da solo.
Ha anche fatto il carrettiere, ma non gli piaceva. Ha cominciato allora a far ballare i burattini. Quando c'erano i burattinai lui ci andava sempre. Ma dove ha imparato veramente è stato dai Sarzi.
Faceva anche giochi di prestigio, la trasmissione del pensiero, andava in catalessi.
Le ha fatte tutte. Ma era la sua passione.

Nel circo
Nel 1932 siamo andati a lavorare in un circo. Lui era bravo a saltare e faceva il saltimbanco. Andava anche sul filo e sugli anelli.
Io facevo la sirena, la cavallerizza, ballavo, andavo sul filo e un altro numero dove lui mi teneva sulla punta del ginocchio.
Era una vita molto dura. C'era da lavorare molto.
Facevamo le prove dalle otto del mattino fino a mezzogiorno.
Nel pomeriggio c'era riposo quando la sera si lavorava, altrimenti si continuava nelle prove. Tutti i giorni.
Ricordo a S.Niccolò: avevo con me la Rosa e la Janne. La Rosa aveva tre anni e la Janne undici mesi. Una notte è venuto un temporale che ha buttato giù i paloni del Circo. I tendoni sono caduti addosso alle bambine che sono rimaste sotto. Noi dormivamo in una tenda dietro il Circo. Dormivamo in terra, sopra un po' di paglia. Quella notte lì ho dovuto prendere le bambine e andare in una trattoria bassa dove hanno acceso il fuoco. La Janne ha preso una bronchite e mi è toccato venire a casa.
Col Circo siamo andati ancora 7 o 8 mesi. Poi però, siccome veniva su l'inverno e noi avevamo la tenda, perché di camere non ne trovavi, abbiamo dovuto smettere. Fin che trovavamo un portico per ripararci (come a Ponte d'Oglio) si poteva andare. Una volta siamo anche riusciti a trovare due camere. Lì non avevamo pagato niente perché davo il latte alla figlia della padrona. Siamo stati là tre mesi e la padrona non ha voluto niente.
Era una vita durissima che bisogna provare!

Anche a Piadena c'era un circo

Erica:
"il nonno aveva scelto questa vita per spirito di avventura?"
Lucia:
"No. Non era spirito di avventura. A lui piaceva. Ha cominciato anche a lavorare con il Circo che era nato qui a Piadena,alla Fornace: il Circo dei ben fat. C'era Pederzani, quello che abita adesso nella casa dei contadini, c'era Pino Duchi, Mangascià. Loro, insieme, avevano fatto un circo. Tua mamma (la Rosa n.r.d.) faceva la spaccata. Era già riuscita a farla. Faceva anche l'entrata insieme al Toni, al claun. Il nonno poi rompeva la catena che si faceva legare attorno al torace e alle braccia. Faceva anche tanti giochi. L'aveva nel sangue, e quello che sentiva lo metteva in pratica.
Non gli piaceva stare sotto padrone. Allora stare sotto padrone si lavorava tanto e poi doveva prendere la tessera del partito fascista e lui non voleva. Voleva essere fuori da ogni partito. Poi gliel'hanno data la tessera del partito perché doveva andare a soldato e, con la tessera, gli hanno fatto fare il premilitare per stare a casa. Ha dovuto fare così per poter lavorare e dare da mangiare alle figlie.

In Grecia, in Spagna, alla Fornace

Quando io mi sono sposata, sulla carta c'era scritto "professione burattinaio". Aveva proprio un attestato.
Quando faceva il burattinaio andavamo fuori quasi tutte le sere. Abbiamo fatto passare tutto il piacentino con il teatrino dei burattini: Corso, S.Niccolò, Grazzano Visconti, Ponte d'Oglio, Ponte Bianco. Ha dovuto però fare anche il militare. Ha fatto dsue anni in Spagna e quasi due anni in Grecia. I burattini che ancora oggi conservo li ha fatti lui quando era in Grecia militare. In Grecia era aiutato da un certo Malerba di Calvatone. Faceva ballare i burattini per i soldati italiani che erano in Grecia. Io ho perso un libro durante i bombardamenti che gli era stato dato dal suo colonnello con su scritto "Al caro Attilio, burattinaio". Gli avevano scritto un libro: "Prima dei greci e poi dei burattini". Anche in Spagna aveva fatto ballare i burattini. Aveva anche un articolo di un giornale che ne parlava.
Quando bombardavano alla Fornace noi piantavamo la baracca e lui faceva ballare i burattini perché passasse la paura alla gente.

In quattro su una bicicletta

Quando andavamo a fare ballare i burattini nel piacentino partivamo in quattro su una bicicletta, con la baracca. Le valigie dei burattini con la baracca legati alla canna, la Rosa in braccio a me che stavo dietro e la Janne sul manubrio. Sì! Con una bicicletta andavamo! Non potevamo prendere il cavallo e il carretto la notte per farci portare a casa.
Una volta ha parlato perfino con il visconte di Grazzano Visconti. Eravamo là a fare ballare i burattini e lui era andato in Comune per dire se poteva fare lo spettacolo.
Gli dissero che doveva parlare con il Visconte. E' andato, ben vestito, con la Rosa. Il Visconte gli ha detto di sì.
E' andato a piantare la baracca proprio nel parco del visconte. Alla sera c'erano anche tre o quattro poltrone davanti, in prima fila, per i visconti.. Alla fine dello spettacolo volevamo fare, come al solito, il giro per raccogliere i soldi ma il visconte non ha voluto e ha pagato lui.
In tre sere abbiamo preso 250 lire. Ha pagato lui! Il segretario poi ci ha detto che non sapeva come il visconte aveva fatto a darci il permesso di fermarci, perché non lo dava a nessuno. Diceva che erano tutti girovaghi che c'erano in giro e lui non voleva dare loro permessi di sosta.
Anche noi eravamo girovaghi, ma avevamo però tutte le carte in regola, perché prima di avere la licenza di andare in giro occorreva anche il certificato penale e tutto il resto.
La licenza veniva data anche col permesso dei carabinieri.
Era una vita dura ma era anche una bella vita perché eravamo amici con tutti. Lui poi! Era una vita che non gli pesava, perché lo faceva con passione.
Pensa che una sera, che poi al lunedì è morto, mi ha detto "Vai a prendere i burattini da Nando perché devo andare a far ballare i burattini..." (fine del nastro. N.d.r)


Un buon musicista

Domanda: "E il mandolino dov'è che l'ha imparato a suonare?"
Lucia
: Il mandolino e la fisarmonica l'aveva nella testa. Suonava anche l'armonica a bocca. L'aveva imparata da Sarzi. Se cominciava a studiare la musica da giovane poteva diventare un bravo musicista. Ne aveva fatte delle vite! Quanto camminare! Quanta neve che ho pestato per andare a far ballare i burattini!
Andavamo via con una nebbia! E quando venivamo a casa, a mezzanotte o l'una, eravamo ancora a Cà di frèr o ai Brugnoi! Una volta eravamo a S.Lorenzo dei Curgnac, dopo Cingia. Siamo venuti a casa e siamo rimasti a piedi che era l'una di notte perché abbiamo bucato la bicicletta. Siamo arrivati a casa alle tre di notte.

Fagiolino e Sandrone

Nella commedie che faceva c'erano sempre dentro Fagiolino e Sandrone. Sandrone era il più stupido e Fagiolino il più furbo. Inventata qualche volta delle battute.
Dopo la guerra c'erano state le elezioni e durante uno spettacolo Fagiolino diceva a Sandrone:"Dì la verità, sei andato a scuola?"
"Sì, ho fatto la prima e solo un po'"
"Allora non sei capace di scrivere?"
"No"
"Se ti arriva un vaglia come fai a riscuoterlo?"
"Faccio una croce"
"Vedi che sei ignorante" Se andavi a scuola imparavi a scrivere e non facevi la croce"
E Sandrone diceva: " Io sono ignorante? Perdio! Vedi che ci sono state le elezioni e nessuno ha fatto il nome là! Tutti hanno fatto la croce. Sono tutti ignoranti allora? Non sono soltanto io che faccio la croce!"

I fascisti bruciano la baracca
Invece, durante il fascismo, a Casalmaggiore, aveva tirato in ballo un fascista. Sai che c'era sempre, dove andavi, quello che ti diceva:"Dì così, dì colà, dai una stoccata a quello là".
E lui, durante lo spettacolo, ha fatto dire a Fagiolino: "Non farai come quello….." e ha detto il nome di un fascista che ne aveva combinato una bella. Gli hanno sbattuto una "tola" di benzina sulla baracca e hanno dato fuoco. Ho appena fatto in tempo a salvare i burattini. La baracca l'ha fatta fare tre volte. La prima volta gliela aveva fatta Augusto Della bassa, ma era un po' piccola. Poi ne ha fatto fare un'altra, quella che hanno bruciato a Casalmaggiore. Poi ne ha fatto fare un'altra dal Gup, che abitava alla Fornace.

Postino

Nel 1942 ha cominciato il lavoro del postino.
Alla sera però andavamo sempre a fare ballare i burattini perché la paga era bassa e c'erano quattro ragazze da sfamare.
Lui alle sette del mattino era già in posta, appena aprivano. Facevamo due giri al giorno per distribuire la posta. Alle tre del pomeriggio io finivo il secondo giro e lui partiva in bicicletta e andava a far ballare i burattini. Gli andava dietro la Rosa, che suonava la fisarmonica. Io non potevo allora andarci perché avevo le figlie piccole.

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Intervista a Breda Rosa, figlia di Arcagni Attilio e sua aiutante nella baracca dei burattini, effettuata da Sergio Lodi nel 1978 (stralcio)

Domanda: Quanti anni aveva quando andava con suo papà a fare ballare i burattini?
Rosa: Fino all'età di 25 anni. Poi mi sono sposata, sono venuti i figli e non ho più potuto.
D.: - Come aiutava suo papà nella baracca?
R.:- Lo aiutavo a muovere i burattini e poi suonavo la fisarmonica nel balletto finale, nella farsa.
D.:- In quali paese davate spettacoli di burattini?
R.: In tutti i paesi qui intorno: Colombarolo, Fossa Gazzona, Cà d'Andrea, la Pivetta,. La Cà Marsa, Cappella Picenardi, Pieve Terzagni, Cà dei frati, Calvatone, S.Lorenzo Aroldo, S.Lorenzo Picenardi, Torre dei Picenardi, Isola Dovarese, Carzaghetto, Li Runadi, Canneto s/O, Asola, Romprezzagno e tanti altri paesi, anche lontano da qui. Anche in molte scuole o colonie che lo richiedevano.
D.:- I burattini che usavate li ha fatti suo papà?
R.:- Sì. Era stato in Grecia ed è stato là che li aveva costruiti. Poi li ha portati a casa.
D.:- Quand'è che suo papà ha cominciato a fare ballare i burattini? Prima di andare a soldato?
R.:- Sì sì. Ricordo che ero piccolina e lui già li faceva ballare. Dopo che sai è sposato ha lavorato anche in un Circo. Io avevo tre anni e già lavoravo nel Circo. Lui andava sul trapezio. Mia mamma andava su un filo. Io invece facevo un po' la macchietta, con un altro ragazzo della mia età, tra un esercizio e l'altro.
D.:- Come si chiamava il Circo?
R.:- Non ricordo. Era un circo misto, perché mi ricordo che c'erano anche dei tedeschi. Eravamo nel 1933-34
D.:- Certo che per andare sul trapezio suo papà doveva essere bravo!
R.:- Era capace a fare di tutto. Io facevo anche del contorsionismo. Fino all'età di 14 anni, su una sedia normale, se avevo sonno, riuscivo a mettermi in modo tale, prendendomi le ginocchia, che riuscivo a dormire! Su una SEDIA!
D.: E come facevate? Con la ginnastica?
R.:- Facevamo molta ginnastica
D.:- C'erano dei maestri che insegnavano?
R.:- Quelli che erano già pratici insegnavano agli altri
D.:- Ma suo papà perché è andato nel Circo?
R.:- Così, credo per spirito d'avventura!
D.:- E prima cosa faceva?
R.:- La vita di mio papà era un po' sbandata, anche per il fatto che a casa gli badavano per quello che gli badavano. Mia nonna era rimasta vedova durante l'altra guerra e mio papà era sempre a casa da una zia o da un'altra zia. Aveva anche un carattere tutto particolare ed aveva quello spirito di avventura…
D.:- Ha viaggiato molto. E' stato in Spagna…
R.:- Sì, ma quella della Spagna è stata una faccenda un po' particolare. Lui allora faceva il terrazziere e non c'era molto lavoro. Dicevano che c'era bisogno di mano d'opera in Africa e lui ha fatto domanda. Quando è stato a Roma, invece di imbarcarlo per l'Africa l'hanno imbarcato per la Spagna, col fascismo. Ha fatto dal 1\936 al '39. In Spagna aveva conosciuto uno che aveva una figlia che studiava musica, la fisarmonica. Quando è venuto a casa mio ha detto: "Se la studia quella là devi studiare anche tu!" e ha comperato una fisarmonica. Lui si interessava di tutto. Suonava anche il mandolino e l'armonica a bocca. Faceva dei "concerti" con Leander, che era un bravo chitarrista.
D.:- Suo papà ha mai cantato?
R.:- No, per quello era proprio negato. Fischiava molto bene ma cantare no. Era suonatissimo.
D.:- Ricorda qualche episodio della vita di suo papà?
R.:- Ce ne sono tanti. Ricordo che tutte le sere, davanti al Caffè Grande, il vecchio Gamba si metteva sullo stradone, con le mani incrociate e non si muoveva mai. Allora non c'erano le macchine di adesso e uno poteva stare in mezzo alla strada fin che voleva. Noi ci mettevamo sulla porta, seduti sotto il portico. Allora in quel palazzo abitava la Marianna Prandi. Ci sedevamo lì a fare "filoss". Una sera mio padre, al vedere il vecchio Gamba, che era avvocato, fermo, con le mani incrociate, in mezzo allo stradone, gli ha portato una sedia e gli ha detto: "Signor avvocato, se vuol sedersi!".
Da quella sera non l'abbiamo più visto in mezzo alla strada. Eravamo nel '43.

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